SOLITUDINE

Data di produzione dello spettacolo: 
Maggio, 2003

SOLITUDINE

Uno spettacolo dal teatro di Beppe Fenoglio.

Adattamento Drammaturgico: Filippo Taricco, Beppe Rosso

Regia: Leo Muscato, Beppe Rosso

Con Beppe Rosso

Scene e Luci: Andrea Violato, Massimo Violato

Realizzato con il sostegno della Fondazione Ferrero di Alba e con la collaborazione del Teatro Sociale “G. Busca” di Alba.

L’atto unico “Solitudine” venne pubblicato sulla Gazzetta del Popolo di Torino il 10 febbraio del 1963. Otto giorni dopo Fenoglio era morto.

Il dramma narra la vicenda di un partigiano astigiano chiamato Sceriffo, che, incapace di sopportare la solitudine dello sbandamento, decide di andare a trovare una donna, nella cui casa troverà la morte. Ultimo atto della produzione fenogliana che si rivolge al teatro. La storia di Sceriffo non venne concepita in modo isolato, ma come parte di un dramma più ampio mai portato compiutamente a termine dall’autore. Lo spettacolo intende riportare alla luce quelle scene mai pubblicate, che permettono di intravedere lo scheletro di questo ultimo lavoro dell’autore.

Il titolo “Solitudine” anche se provvisorio è illuminante. La solitudine condivisa da tutti i protagonisti non è astratta, e prima che esistenziale, si mostra nella sua dimensione storica.
Siamo nell’autunno-inverno del ’44. In seguito all’ordine del generale americano Alexander, i partigiani si sbandano, e vivono “come marmotte, uno per collina”. I disagi della vita in comune lasciano il posto all’intollerabile monologo di chi può confidare i propri pensieri soltanto a una natura assopita nell’inverno.
Nel dramma di Fenoglio tutti i protagonisti sono soli. Parlano tra loro, ben sapendo che nessuno arretrerà dalle proprie posizioni. C’è la solitudine di Perez, il comandante partigiano, che conosce il suo dovere di militare, e sa di risultare odioso alla popolazione. C’è la solitudine quasi animale di Sceriffo, che non resiste nascosto, e ha bisogno di sentir la voce di una donna. C’è la solitudine di Nick, più metafisica, simile a quella di Johnny. Ma c’è anche la solitudine del mugnaio, che non riesce a far sorridere la moglie, né ad imporre il suo buon senso ai giovani partigiani.
Un attore solo in scena, campionature di suoni naturali e una scenografia materica, in movimento, fatta di elementi semplici come sale, iuta, corda, restituiscono l’atmosfera del dramma, che ha un sapore a tratti beckettiano. Fenoglio stesso dà indicazioni precise sulla necessità delle pause, focalizzando il suo interesse sui silenzi e scrivendo un’intera scena gestuale, con una sola battuta in chiusura.

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