NON MI PENTO DI NIENTE

Di Csaba Szekely
(Titolo originale Nu Regret Nimic)
Traduzione dal romeno di Roberto Merlo

Interpreti: Beppe Rosso, Lorenzo Bartoli, Annamaria Troisi
Collaborazione drammaturgica: Debora Milone
Sonorizzazione ambientale: Guglielmo Diana
Regia e adattamento scenico: Beppe Rosso


Csaba Székely, giovane e pluripremiato autore romeno, in questo testo di recentissima scrittura ci propone un susseguirsi di fatti che coinvolgono un ex colonnello della Securitate, la famigerata polizia segreta del regime comunista, contattato e in qualche modo ricattato dai nuovi servizi di sicurezza. Vicende e nefandezze del passato si intrecciano con un presente ancora segnato da quelle vicende, ma in cui si prospetta un’occasione di riscatto attraverso l’affetto per una ragazzina, piombata per caso nella vita del colonnello.

Una commedia nera, scritta con incredibile profondità e leggerezza al contempo, capace di combinare humour e tragedia e di trarre forza proprio dalla commistione degli opposti. Una penetrante riflessione sul passato, sull’impossibilità di cancellarlo e anche sull’influenza spietata che esso esercita sul presente. Un’indagine sul rapporto tra passato e presente, che attraverso i tre personaggi coinvolge e mette in discussione l’intera storia di un paese.

Nel trentennale della caduta del Muro di Berlino, lo spettacolo offre uno spiraglio di comprensione di quel mondo dell’Est, così europeo e allo stesso tempo così distante, dove le dinamiche politiche e sociali sono per noi ancora difficili da cogliere. Ci può aiutare a penetrare una realtà “altra”, per farci com-prendere – nel senso etimologico di “prendere con noi” – il sentimento di quei popoli, protagonisti di un’utopia ideologica e che, all’indomani del crollo del muro, hanno dovuto fare i conti con gli errori del proprio passato. Un passato che sempre, prima o poi, ricompare e presenta il conto, così come avviene nella vita del colonnello Dominic. Personaggio emblematico, poiché la sua personale vicenda diventa per amplificazione la vicenda di un intero popolo e assume connotazioni universali. Così il testo, partendo da una situazione individuale, si apre a una dimensione di conflitto sociale più esteso, dove i grandi cambiamenti annunciati non sempre sono veri e portano sottopelle tracce indelebili del passato.

Székely si rivela autore raffinato e innovativo, capace di indagare l’animo umano nelle sue molte sfaccettature, dove la colpa individuale alla fine trova la giusta punizione e la giusta collocazione nel cosmos, con connotazioni e risvolti che fanno pensare a Dostoevskij. E dove la Storia interviene nella vicenda quasi come una presenza immanente, che detta le regole delle azioni: di ciò che è stato e di ciò che è.

La Messa in Scena

L’allestimento seguirà linee di essenzialità, con pochissimi oggetti indispensabili. Questo per escludere un inutile naturalismo e lasciare spazio alle azioni emotive che percorrono i personaggi e a quella dimensione di tragico paradosso insita nel testo. Una scelta minimalistica per rimarcare il senso di tensione continua, che è la cifra stilistica della pièce: una tensione tra i personaggi, ma anche nello stesso gioco di svelamenti e rivelazioni, che cambia continuamente la geografia drammaturgica e rimette tutto in discussione. Un’essenzialità che inevitabilmente richiama la tragedia greca, dove il Fato e gli errori commessi sovrintendono alle vite dei tre personaggi. Si individuerà anche una tessitura acustica di suoni e rumori, che si fonderà con il testo e guiderà lo spettatore nella sua progressiva e involontaria testimonianza della caduta delle maschere, quasi come se spiasse da una finestra della casa del colonnello Dominic.

Biografia dell’Autore

Csaba Székely è un autore trentatreenne, originario della regione Transilvania, in Romania. Le sue pièces hanno ricevuto numerosi premi nel suo paese e all’estero. Il suo testo “Vi Piacciono le Banane, Compagni?” è stato scelto dalla BBC come miglior testo europeo e ha vinto l’Imison Award della Società degli Autori in Gran Bretagna. La sua trilogia della “miniera” ambientata in Transilvania (Mineflowers, Mineblindness, Minewater) è divenuta popolare in Ungheria e Romania e sia Mineflowers che Mineblindness sono stati votati come migliori commedie dell’anno per due anni consecutivi dalla critica ungherese. I suoi testi affrontano sempre problemi profondi e sociali come disoccupazione, alcolismo, corruzione, nazionalismo, ma con una capacità di tessitura drammatica e humour che li trasformano in commedie di grande intensità.

Premi

2015: Ferdinand Vanek Award for They are Animals, a short political play – Czech Republic
2015: Play of the Year (for Michael the Brave) – Hungarian Theatre Critics’ Association
2013: 1st prize (for Michael the Brave) – Weöres Sándor Theatre’s drama competition, Hungary
2013: Play of the Year (for Mineblindness) – Hungarian Theatre Critics’ Association
2013: Imison Award (for Do You Like Banana, Comrades?) – Society of Authors, UK
2012: Play of the Year (for Mineflowers) – Hungarian Theatre Critics’ Association
2012: 1st prize (for Minewater) – Örkény István Theatre’s drama competition, Hungary
2011: Award of excellence (for Mineflowers) – Látó literary journal, Romania
2011: Szép Ernő Award (for best debut as a playwright) – Hungaryù
2011: Vilmos Award (for Mineflowers) – Hungarian Theatre Dramaturges’ Guild
2009: Best European Play (for Do You Like Banana, Comrades?) – BBC, UK

Sinossi dell’Opera

Un appartamento e tre personaggi: Dominic, Alex, Liza. Trame sottili legano le loro vite: trame palesi e trame nascoste, che lo spettatore è chiamato a sciogliere durante lo spettacolo. Dominic è un pensionato solitario, che vive in un modesto appartamento e che un giorno riceve la visita di Alex, suo vecchio conoscente. Dall’ambiguità del dialogo e dei loro comportamenti, a poco a poco si svelano dettagli inquietanti ed emerge il passato che li accomuna. I due uomini erano membri della Securitate, la polizia segreta romena durante la dittatura di Ceasescu. Dominic era un colonnello e giocava con la vita e con la morte dei presunti nemici del regime. Alex un suo sottoposto, che aveva il compito di eseguire gli ordini di Dominic, qualunque essi fossero. Due uomini complementari, ma moralmente molto distanti: l’uno realmente convinto della propria missione “redentrice” e fedele agli ideali del suo paese; l’altro opportunista e solamente interessato al proprio tornaconto personale. Ora Alex ricatta Dominic, per conto dei nuovi servizi di sicurezza: se non vuole che la stampa venga a conoscenza del suo oscuro passato, deve fare una “certa cosa” per lui. Dominic è sconvolto e capisce che il fragile equilibrio della sua nuova dimensione esistenziale sta per crollare. Ma nella sua vita, proprio allora e proprio casualmente, si inserisce Liza, vicina del piano di sopra. Liza è un’adolescente “speciale”, con attitudini e comportamenti da bambina. Piena di vitalità, ma come se vivesse in una sorta di mondo parallelo fatto di stereotipie, fissazioni, bisogno di ordine: un mondo necessario per sopravvivere alla sua feroce condizione famigliare. Liza appare come un’esclusa e la sua diversità genera in Dominic meccanismi di empatia e un’insolita tenerezza. Il loro rapporto, che giorno dopo giorno diviene sempre più affettuoso, è l’unico sprazzo di luce nell’oscurità che investe Dominic. Un’oscurità prima consapevolmente cercata; adesso vissuta come una condanna. Di Liza si scoprirà, in un inaspettato colpo di scena sul finale, uno stato patologico dovuto alle percosse subite dalla madre, incinta di lei, da parte della Securitate. Dominic e Alex in forma diversa ne erano coinvolti. Ecco che il passato ritorna e svela i destini incrociati dei tre personaggi. Dominic, alla fine, riuscirà a scontare la propria condanna e a trovare un’occasione di riscatto e di redenzione. E, con essa, a riportare ordine nel caos.

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