Scheda artistica
La Commedia dell’Amore
JACK e JILL
di Jane Martin
traduzione Filippo Taricco
regia Beppe Rosso
con Sara Bertelàe Jurij Ferrini
servi di scena Marta Massanoe Francesco Mina
scenografia Paolo Baroni
luci Cristian Zucaro
costumi Monica Di Pasqua
musiche Fabio Viana
produzione Fondazione Teatro Stabile di Torino - ACTI Teatri Indipendenti - Asti Teatro 30 - Residenza Multidisciplinare di Rivoli
Dopo il successo riportato con l'allestimento di Keely and Du di Jane Martin, Beppe Rosso mette in scena un'altra pièce della drammaturga americana: La Commedia dell'Amore- JACK e JILL. L'allestimento fa parte di una trilogia dedicata a Jane Martin: una profonda riflessione sui nodi cruciali della società contemporanea, visti attraverso nuove forme di scrittura drammatica.
La Commedia dell'Amore- JACK e JILL, scritto nel 1998, alcuni prosegue l'indagine sui paradossi e le ombre del mondo occidentale: se il tema di Keely ed Du era la nascita e i diritti della donna, questa volta Jane Martin affronta di petto, in maniera brutale e comica, tipica della commedia, il tema dell'amore e del rapporto di coppia nel mondo contemporaneo.
Due interpreti d’eccezione: Jurij Ferrini e Sara Bertelà, in un continuo e veloce palleggio di battute e situazioni, interpretano Jack e Jill (i nomi dei due protagonisti, nell'inglese parlato contemporaneo indicano genericamente la coppia, e derivano da un'antica filastrocca inglese, già nota a Shakespeare che la cita nel “Sogno di una notte di mezza estate”). Due quarantenni che cercano di vivere una relazione di coppia nel tentativo di afferrare fantasma dell'amore che perseguita il mondo contemporaneo, quell’amore divenuto un’oasi nel deserto degli ideali, desiderio di tutti e il più delle volte miraggio impossibile da raggiungere o conservare.
Nel testo ciò che mette in crisi la coppia non è un triangolo come nel teatro ottocentesco e pur mantenendo il carattere di commedia comica, non ci sono amanti o pretendenti, nessuna minaccia dall’esterno, nessun impedimento, eppure, tra Jack e Jill, c’è una paradossale irresolutezza alle prese con i ruoli di uomo donna non più definibili, instabili, ambivalenti. Gli interpreti sono esasperati, quasi furiosi nel loro tentativo di felicità: si analizzano e cercano inutilmente di sviscerare i problemi, tra slanci romantici e momenti di egoismo, divisi tra il bisogno di sicurezza e le ambizioni di carriera e libertà.
La via di fuga da questo circolo chiuso è data da momentanee rotture della quarta parete: i due protagonisti interpellano direttamente il pubblico, attraverso brevi monologhi, si confessano, coinvolgendo il pubblico direttamente sulle assurdità che attraversano la condizione della coppia attualmente.
La pièce assume toni grotteschi, paradossali e decisamente graffianti, dato che tutti in qualche modo viviamo o abbiamo vissuto analoghi momenti di vuoto e di tragedia che visti a distanza risultano comici, se non addirittura ridicoli.
Una scrittura che per certi versi richiama il fraseggio e le situazioni di Woody Allen: i tagli, la brevità delle battute, le scene che entrano una nell’altra senza soluzione di continuità: la storia d’amore si snoda fino al divorzio sotto gli occhi dello spettatore, con una velocità da videoclip, seguendo un montaggio dove ogni buio indica anche un cambio di stato emotivo.
La scenografia essenziale riporta e richiama visioni mutuate dall’arte visiva contemporanea, con elementi sospesi e in movimento che di volta in volta si concretizzano in tavolo, letto o altri elementi strettamente necessari allo sviluppo della piece, creando un impianto estetico forte suggestione.



