LA BOTTEGA DEL CAFFE': UNA STORIA DI INTRIGHI E VELENI
la tradizione
LA BOTTEGA DEL CAFFE': UNA STORIA DI INTRIGHI E VELENI
di Luca Scarlini
da "La Bottega del Caffè" di Carlo Goldoni
con Elia Schilton, Beppe Rosso, Riccardo Lombardo, Paolo Giangrasso, Ornella Balestra e un’attrice in via di definizione
regia Beppe Rosso
ACTI TEATRI INDIPENDENTI_FONDAZIONE DEL TEATRO STABILE DI TORINO_RESIDENZA MULTIDISCIPLINARE DI RIVOLI
Nel 1750 Goldoni compone sedici commedie, introdotte dalla commedia-manifesto Il teatro comico. Dove i personaggi, in un gioco metateatrale, enunciano le regole che l’autore andrà a mettere in pratica, rivoluzionando così il genere della commedia. È qui chefa la sua prima apparizione La bottega del caffè, destinata a diventare uno dei titoli del drammaturgo più famosi e rappresentati in Italia e all’estero. Un’opera subito apprezzata che nel tempo ha suscitato riletture complesse, come quella di Rainer Werner Fassbinder. L’idea del progetto è quella di una scrittura nuova, che, senza tradire la scansione, i temi e le “battute” micidiali del testo originale, parli la lingua di un oggi sfuggente ed eccessivamente mediatico. Una rilettura con testo di Luca Scarlini e regia di Beppe Rosso che dichiarano: «Gli intrighi e le vicende del testo sono, senza forzature o ricerche di eccessive collimazioni con la contemporaneità, quelle del gossip che oggi impera, tutto schiacciando e distruggendo. Don Marzio davvero è l’antesignano dei mille cronisti di gossip, che stabiliscono un proprio potere su una quantità di persone prese di mira con rivelazioni più o meno scottanti, in un gioco perverso. Eppure allo stesso tempo, egli è anche vittima di un mondo regolato da un meccanismo di sfruttamento economico selvaggio, straniero (napoletano a Venezia), in un ambiente di cui cerca disperatamente di comprendere le regole, che gli sfuggono senza rimedio. Un mondo torbido in cui ognuno è alla ricerca affannosa del proprio tornaconto e dove su tutto domina l’azzardo come regola di vita. Nel testo il denaro ha un peso schiacciante su tutti i personaggi ed anche Ridolfo, “onesto caffettiere”, portavoce di una morale ricattatoria, gioca una partita per la supremazia sul suo ambiente. I ruoli femminili, apparentemente deboli, rivelano invece alla fine una concretezza estrema, quasi “salvifica”, in contrasto con i ruoli maschili dediti unicamente all’economia o alla cieca pulsione dei sensi. Il gioco d’azzardo è infine la metafora principale: tra un caffè ed un altro, si gioca il destino di una serie di personaggi che disperatamente cercano una propria autenticità, non riuscendo a togliersi di dosso le incrostazioni di un vivere sociale che si basa sopratutto sul controllo, occhiuto, di tutti contro tutti, in bilico tra farsa e tragedia».



