PATRIN

Data di produzione dello spettacolo: 
Febbraio, 2005

PATRIN

Spettacolo per attore e  musicisti

Testo di Filippo Taricco, Beppe Rosso

NARRATORE: Beppe Rosso.

MUSICISTI: Taraf de la Transilvania

Revisione drammaturgica: Remo Rostagno

Aiuto regia: Paola Zecca

Luci: Bruno Pochettino

 

In lingua rom patrin significa foglia, ma anche traccia, segno.

Una fiaba zingara racconta che durante la conquista dell’India da parte del sultano Mohamed Gazni, dopo anni di assedio, la casta guerriera decise di prendere l’esilio disperdendosi in gruppi più piccoli per riuscire a fuggire. Il comandante consegnò ad ogni capo la foglia di un particolare albero, per indicare agli altri gruppi la strada percorsa e permettere un giorno la riunificazione. Fu questa la prima volta in cui vennero utilizzati i patrignà, che ancora oggi servono agli zingari per scambiarsi informazioni indispensabili alla sopravvivenza in un mondo dominato dalle leggi degli stanziali.     

I patrignà sono l’ultima traccia vivente di un sistema di segni antichissimo, di molto anteriore alla nascita della scrittura. Quello con cui i nomadi veicolavano i loro messaggi, affidandoli ai materiali più diversi: fiori, rametti, stracci, che lasciati sul terreno risultavano invisibili all’occhio del nemico, ma venivano compresi da chi era in grado di raccoglierne il significato. 

I patrin fanno parte del grande patrimonio della cultura orale. Il popolo rom ha affidato la sua memoria storica all’oralità: alla musica e alla fiaba mitologica.

Un' altra fiaba  racconta di come Dio consegnò la sua parola a zingari ed ebrei. Gli zingari scrissero la loro Bibbia su foglie (patrin) di cavolo, e un mulo se la mangiò.

Dietro a questa fiaba, apparentemente innocente, e auto-denigratoria, si nasconde la memoria di una scelta consapevole: quella di resistere e affermare la propria differenza in un mondo sempre più globale e omologato, che tende a reprimere il nomadismo come devianza. 

Al centro dello spettacolo è il conflitto ancora irrisolto tra nomadi e stanziali. Due diversi modi di concepire l’esistenza, più antica e legata alle origine naturali dell’uomo la prima, vittoriosa e ormai totalizzante la seconda. La storia di una battaglia che ha visto i nomadi sconfitti, e costretti a ritagliarsi un angolo di sopravvivenza in un mondo ostile, che giudica il loro stile di vita fuori legge, e non ammette alcuna legittimità culturale.

Un conflitto durato secoli, che ha avuto il suo punto di maggior asprezza nello sterminio di mezzo milione di zingari nei lager nazisti, e tuttavia, nemmeno la memoria di quella tragedia ha cancellato, tanto che oggi la parola zingaro indica ancora un atteggiamento delinquenziale più che l’appartenenza a un popolo dotato di lingua e tradizioni comuni.         

Nell’affrontare la storia di un popolo, Patrin non rinuncia alla maniera rom, e sceglie di abbinare le due forme peculiari di questa cultura: il racconto orale e gli strumenti musicali della tradizione. Una cavalcata di voce e musica lungo un sentiero disseminato di patrin: fiabe, miti, canzoni, per risalire la storia di un popolo dall’India ai giorni nostri. Dalla cosmogonia all’arrivo in Europa. Dal grande divoramento, all’arrivo dei profughi dell’est in seguito al crollo del muro. Per cantare l’epica di un popolo con cui conviviamo da secoli, e di cui non conosciamo nulla.

Lo spettacolo nasce  dall’incontro artistico di Beppe Rosso con i Taraf de la Transilvania, virtuosi di violino, fisarmonica, cenbalo, arrivati in Italia con il loro repertorio di melodie tradizionali dal cuore dei Carpazi: esperti in doine e sirbe della tradizione rumena.  

ACTI Teatri Indipendenti - Via San Pietro in Vincoli 28- 10152 Torino - tel 011/5217099 fax: 011 4362208

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