DEI LIQUORI FATTI IN CASA
DEI LIQUORI FATTI IN CASA
testi Remo Rostagno
elaborazione drammaturgica Beppe Rosso e Gabriele Vacis
con Beppe Rosso
scene Lucio Diana
scelte musicali Roberto Tarasco
tecnico Massimo Violato
regia Gabriele Vacis
“ Le Langhe di letteraria memoria è un paese dove la corriera è un’istituzione, il pallone elastico è una religione,il vino è verità, il Diavolo una leggenda, la Resistenza è storia, la nuova parrucchiera... una favola”
I vini e i liquori derivano da una tradizione antica e identificano sempre una terra e una civiltà. E la civiltà di cui si parla nello spettacolo è quella di una terra piemontese, le Langhe.
Le Langhe, terra di vini e di liquori, ma anche di grandi narratori, riportano alla mente i vinti di Nuto Revelli, le colline di Cesare Pavese, l’epopea paesana di Beppe Fenoglio.
Noi, dopo esserci tuffati nella letteratura della Langa, terra di fumo e di profumo, come la chiama Nico Orengo, siamo riemersi a distillare le gocce di memoria sedimentate nella vitalità dei personaggi che abbiamo incontrato.
Dei liquori, ispirato ai testi di Cesare Pavese, Beppe Fenoglio e Gina Lagorio, ci riporta in un paese della provincia italiana nei primi anni sessanta, con i personaggi che vivono la loro quotidianità improvvisamente scossa dall’arrivo di una forestiera.
La forestiera è una giovane donna francese, attorno alla quale si condensano gli avvenimenti, pochi in realtà, ma corposi ed essenziali come certi liquori che rivelano valori, desideri, visoni, speranze di un paese e di una generazione.
La donna arriva con la corriera che, ogni giorno, attraversa la piazza: ma quel giorno, siamo nell’autunno del 1964, non è solo la partita di pallone elastico che viene interrotta, è tutto il paese che trattiene il respiro: il respiro delle donne e degli uomini che vedono la loro piazza solcata dall’amore, dal peccato, dal sogno o, addirittura, dalla rivoluzione.
I personaggi del paese: il fotografo e il campione di pallone elastico, l’apicoltore comunista e l’arciprete, i perfetti produttori di Barolo e la cameriera immigrata dalla Sicilia, vedono sconvolti in breve tempo i loro antichi costumi.
Lo spettacolo narra dell’epoca del boom economico, momento di cruciale mutamento sociale, quando tradizioni centenarie nel giro di pochi anni subirono, soprattutto nelle province contadine, un cambiamento radicale: di quando il suono delle piazze non fu più il rintocco del campanile ma quello dello juke-box che narrava di alti, neri watussi e sogni americani.



